Per ricordare la grande astrofisica e "donna nella scienza" italiana a un anno dalla scomparsa.
Donne e teoremi, due universi paralleli e inconciliabili? Dopo il post sul pregiudizio che rende ardua la carriera delle scienziate – pregiudizio misurato e spiegato dall’economista Luigi Zingales in una ricerca di rilievo internazionale – pubblichiamo ora l’intervista a Elisabetta Strickland, professoressa di Algebra all’Università di Roma Tor Vergata e vicepresidente dell’Istituto Nazionale di Alta Matematica. Il pregiudizio contro le donne scienziate è davvero così forte?
«I dati europei dicono che più del 50% dei laureati in materie scientifiche è donna ma quando si passa alla fase successiva la situazione cambia bruscamente: nella fascia dei ricercatori assunti solo il 30% sono donne. Ai livelli superiori, poi, il profilo di carriera diventa drammatico: nelle università italiane – ma è un dato comune in Europa – solo il 16,5% dei professori di ruolo sono donne, in tutte le materie scientifiche. Scarseggiano soprattutto in ingegneria e fisica. Va meglio in matematica, ancora di più in biologia e chimica. Ma in generale nelle scienze dure le donne sono davvero poche
Una bandiera nello Spazio e per mostrare all’Umanità che non esistono limiti per chi vuole davvero realizzare i propri sogni. E’ il senso dell’iniziativa “WeFly! con Futura… Osa volare”, che vede protagonisti la pattuglia acrobatica WeFly! Team, l’unica al mondo composta da piloti disabili e l’astronauta italiana dell’Esa (European space agency), Samantha Cristoforetti. Il capitano pilota dell’Aeronautica Militare a novembre 2014 partirà per lo Spazio per la missione Futura dell’Asi (Agenzia spaziale italiana), portando con sé la bandiera del team, ideata dal designer Mirco Pecorari e consegnatale a Cremona.
Dal 6 al 12 ottobre si svolgerà la seconda edizione della European Biotech Week, un’iniziativa promossa da EuropaBio (Associazione europea delle biotecnologie) volta a promuovere il ruolo delle biotecnologie nel miglioramento della qualità della vita, che ha in Assobiotec il suo partner italiano.
E' disponibile online sul sito di Assobiotec il programma preliminare della manifestazione, all'interno della quale si inserisce FutureCamp Europe - Bio-agrofood, che si svolgerà venerdì 10 ottobre presso l' Acquario Civico di Milano.
E’ sulla base dell’ampia corrispondenza tra i propositi della manifestazione e la propria missione che l’Associazione Donne e Tecnologie contribuisce all’iniziativa con il format “FutureCamp Europe”, in cui si analizzeranno in particolare i temi legati alle Biotecnologie applicate ai settori dell'Agrofood, Salute ed Industriale, attraverso le esperienze e le competenze di imprenditori, docenti e ricercatori che sono riusciti a fare della propria passione un mestiere.
Gemma Beretta ha ricostruito la vita, le idee e la fine orribile di una straordinaria «caposcuola» del pensiero neoplatonico nella tarda antichità.
Congresso della Fism, promosso dall'Aism per la giornata mondiale della SM che si tiene in contemporanea in 60 paesi del Mondo. Lectio magistralis di Elena Cattaneo. A Silvia Rossi il premio Rita Levi Montalcini.
«Ti auguro di essere sentinella della ricerca di qualità in Italia». Così Elena Cattaneo, senatrice a vita e direttore del “Laboratorio di Biologia delle Cellule Staminali e Farmacologia delle Malattie Neurodegenerative” del Dipartimento di Bioscienze dell'Università di Milano, si è rivolta oggi a Silvia Rossi, responsabile dell’Ambulatorio “Protocolli clinici con farmaci sperimentali” del Centro Sclerosi Multipla del Policlinico Tor Vergata, insignita oggi con il premio Rita Levi Montalcini, il riconoscimento con cui l'Associazione Italiana Sclerosi Multipla (Aism) ogni annopremia un giovane ricercatore italiano che si è distinto nella ricerca sulla SM.
A trio of female scientists—an astronomer, a paleontologist and a chemist—are coming to the LEGO universe later this summer. The series was selected as the latest LEGO Ideas winner, which allows fans to submit and vote on ideas for upcoming sets.
Un romanzo appena pubblicato dopo un’accurata ricerca storica ricostruisce il coraggio e la battaglia di Trotula De Ruggiero, la prima ginecologa della storia.
Dicono che sia stata la prima ginecologa della storia, dicono che in realtà fosse un uomo, dicono persino che non sia mai esistita. Di Trotula De Ruggiero si è scritto ma anche fantasticato parecchio perché è andata troppo fuori da ogni schema per apparire reale a chi pensa che la vita sia un treno in corsa su tracciati ben definiti e immodificabili.
Siamo nell’XI secolo, Trotula ha studiato più libri di quanti ne avessero mai letti gran parte di tutti gli uomini della sua città, Salerno. Frequenta la Scuola Medica - un crocevia di saperi, la prima istituzione medica d’Europa - ed è una delle poche donne ammesse nella Scuola, l’unica ad aver lasciato traccia della sua opera. Si occupa di materie scomode e fino ad allora poco studiate, la salute delle donne, la loro fertilità e il loro benessere, conosce le erbe, è in grado di curare e alleviare ogni dolore con le piante del suo giardino e quelle delle colline della zona, e lo fa da laica, al di fuori di ogni pressione religiosa che in quel tempo è molto forte. Avrebbe tutti i requisiti per essere condannata come strega, in quell’epoca avviene spesso. Trotula invece è un medico, riconosciuta, stimata e apprezzata dai più grandi uomini di medicina e di scienza dell’epoca.
E’ giunto alla sua dodicesima edizione il premio promosso da L’ORÉAL ITALIA in partnership con la COMMISSIONE NAZIONALE PER L’UNESCO. Ogni anno vengono selezionate cinque giovani ricercatrici “under 35” impegnate nei diversi ambiti scientifici. Ed ogni anno prendere parte alla cerimonia è entusiasmante. Personalmente mi emoziono sempre un po’: vedere persone motivate e appassionate che dedicano energie per realizzare un sogno, mosse da una volontà di migliorare la società e la qualità di vita mi commuove. Durante la premiazione si respira futuro, cosa non cosi comune considerando che prima di entrare in quella Sala si legge della lotta anacronistica tra tassisti e conducenti UBER, si sente confondere il concetto di innovazione con il concetto di saving…
Lunedì scorso si è tenuta la cerimonia di premiazione presso l’Università degli Studi di Milano.Hanno preso parte Giovanni Puglisi, Rettore dell’Università IULM e Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, Cristina Scocchia, AD di L’Oréal Italia, Patrizia Toia, Vice Presidente Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo e Gianluca Vago, Rettore dell’Università degli Studi di Milano.
Si rinnova, contro ogni spending review che penalizza cultura e scienza, la partnership tra L’Oréal e UNESCO li vede insieme nella promozione della ricerca al femminile, prerogativa del progresso scientifico. Diventano 60 le giovani scienziate premiate dall’avvio di questo ambizioso progetto.
Premiate a Milano le borsiste della XII edizione del premio realizzato insieme all’Unesco. Ecco come impiegheranno i fondi che si sono aggiudicate.
Alice, Irene, Maria Enrica, Maria Loredana, Sarah. Sono i nomi delle cinque giovani ricercatrici – under 35 – che hanno vinto la borsa L’Oréal per le donne e la scienza 2014, in collaborazione con l’Unesco: a loro andranno 15mila euro con cui poter continuare i loro studi secondo i progetti che avevano presentato alla giuria che le ha scelte fra centinaia di candidate. Ma chi sono Alice, Irene, Maria Enrica, Maria Loredana, Sarah e di cosa si occupano?
Alice Frigerio vuole realizzare un sistema per migliorare la riabilitazione di chi ha subito una paralisi facciale. Un’interfaccia neurale che funzioni così: sostanzialmente il suo progetto prevede di registrare i movimenti della parte del volto non interessata dalla paresi facciale, per sfruttare questi dati per evocare gli stessi movimenti – grazie all’elettrostimolazione – nell’altra parte della faccia.
Irene Paterniti invece si interessa di Parkinson e Alzheimer e cerca di scoprirne i meccanismi di sviluppo. In particolare Irene cercherà di capire come l’autofagia (ovvero la digestione, da parte delle cellule, di alcuni componenti propri) possa avere un ruolo protettivo nei confronti di queste malattie neurodegenerative.
AAA, ‘quote rosa’ della scienza cercasi. La carriera delle donne nel mondo della ricerca si conferma una parabola discendente. I camici rosa risultano sottorappresentati a tutti i livelli universitari nelle discipline scientifiche. Se l’equilibrio di genere costituisce la norma nelle scuole secondarie, soltanto il 32% delle lauree scientifiche sono ottenute da donne. E più si salgono i gradini della carriera scientifica, più il colore rosa si annacqua: meno di un ricercatore su 3 è donna (29%) e un dottorando su 4. Percentuali che scendono a quota 11% quando si approda alle più alte cariche accademiche in ambito scientifico, per arrivare alla disfatta totale dei Nobel: meno del 3% dei premi assegnati nelle discipline scientifiche è stato conferito a donne. “Solo 16 su 500”, spiega Giovanni Puglisi, presidente della Commissione nazionale per l’Unesco, ricordando anche che “nessuna Medaglia Fields è mai stata assegnata a una matematica”. La fotografia sulle donne e la scienza è stata scattata da un rapporto commissionato da Fondazione L’Oréal e diffuso oggi a Milano, nel giorno in cui sono state assegnate le borse di studio della 12esima edizione del programma ‘L’Oréal Italia Per le donne e la scienza’ (istituito in collaborazione con la Commissione nazionale italiana per l’Unesco) a 5 giovani promesse della scienza tricolore. Il quadro che emerge dai dati raccolti nel 2013 in 7 Paesi - Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Cina - mostra che la ‘maledizione dell’imbuto’, che perseguita le donne con il camice e ne restringe i numeri man mano che ci si avvicina ai vertici, colpisce ancora.
Appassionato intervento della senatrice in piazza Municipale per Altroconsumo Festival
"Sono a Bajkonur per seguire il lancio del mio collega dell'Esa Alexander Gerst ma io sono pronta eventualmente per partire all'ultimo momento in caso di necessita'". Samantha Cristoforetti, colei che nella notte tra il 23 ed il 24 novembre prossimo diventera' la prima donna italiana ad andare nello spazio, e' a Bajkonur, mitica base spaziale russa nel cuore della steppa del Kazakistan. In questi giorni l'astronauta italiana, capitano dell'Aeronautica Militare, svolgera' tutte le operazioni che precedono il lancio. Infatti, la Cristoforetti, unitamente ai suoi compagni dell'Expedition 42/43, denominata 'Futura', il russo Anton Shkaplerov (Roscosmos, comandante della navicella Soyuz TMA-15M) e l'americano Terry Virts (Nasa, ingegnere di bordo come la Cristoforetti), si trovano presso il centro spaziale di Bajkonur nelle vesti di equipaggio di riserva, in gergo spaziale chiamato 'equipaggio di backup'. Nella notte kazaka del 29 maggio partiranno alla volata della Stazione Spaziale Internazionale (Iss), il russo Maxim Suraev (Roscosmos), il tedesco Alexander Gerst (Esa) e Reid Wiseman (Nasa).
La scienziata Fabiola Gianotti, al fattoquotidiano.it, parla del futuro del Centro europeo per la ricerca nucleare, della cattura del bosone di Higgs e delle altre particelle nel mirino. "Purtroppo gli scarsi fondi e il precariato, una delle piaghe del nostro sistema, penalizzano soprattutto i giovani, spingendoli ad abbandonare la ricerca o emigrare all’estero. Non sostenere la ricerca significa tradire l’essenza stessa della natura umana".